domenica 1 maggio 2011

Un piccolo mondo per noi due


Virginia si chinò sul tavolo avvicinando il suo volto a quello dei bambini che la imitarono per sentire meglio quello che stava per sussurrargli.
  • «La storia che avevo in mente parla, come tutte le mie storie, di due piccoli animaletti..»
I Bambini si guardarono e sorrisero. Virginia aveva iniziato a raccontare loro delle fiabe da quando avevano 3 anni e dovevano prepararsi per il primo giorno alla scuola materna, la paura era tanta per entrambi, ma unicamente perché non capivano ancora bene a cosa servisse andare alla scuola materna e perché avrebbero dovuto andarci il giorno dopo! Luigi provò a spiegargli che avrebbero potuto imparare tante cose e conoscere altri bambini, ma a loro non interessava. Virginia decise allora di prenderli per mano e giocare con loro, costruii un piccolo fortino mettendo per terra, tra i lettini dei due bambini, tutti i cuscini della casa, poi legò due lenzuoli tra loro e alla testiera dei lettini, fatto questo tirò su con un attaccapanni e la maniglia della finestra una specie di tenda e sul bordo dei letti mise tutte i pupazzi e i giocatoli che i Virginia e Teo possedevano. Chiamò quella tenda “fortino” ed insegnò ai bambini uno dei più bei giochi esistenti al mondo. Quello della fantasia. Virginia gli spiegò che quel fortino era invalicabile e nessuno avrebbe potuto prenderli e portarli via da li se loro non volevano, ma prima avrebbero dovuto ascoltare la storia di due pulcini, uno con il becco giallo e uno con il becco nero. Dal giorno i bambini chiesero sempre più storie, Luigi cominciò a registrarle con un mangia nastri, così che non andassero perse, ma era un pericolo che non esisteva. Le cose belle viaggiano sempre velocemente, ed i bambini raccontarono quelle storie alla scuola materna, li la maestra le registrò a sua volta e meglio del suo mangianastri anche tutti i compagni di scuola memorizzarono in fretta le avventure nate dalla mente di Virginia; Il marito della loro maestra non era altro che un giovane consulente editoriale di qualche famosa casa editrice che non vedeva l'ora di mettersi in mostra, un tipo abbastanza serio, posato, prendeva in considerazione solo gli ordini dei superiori, e lasciava che i suoi colleghi facessero il loro lavoro mentre lui svolgeva il proprio. Puntava sulla freddezza e sulla precisione per risaltare sul posto di lavoro, qualsiasi idea di relazionarsi con qualcuno senza trarne vantaggio non lo sfiorava nemmeno. Per sua fortuna, in casa almeno, non perdeva una sola parola della donna di cui era innamorato, ad ogni virgola tendeva le orecchie e dopo ogni punto tratteneva il fiato. E quel suo amore lo salvò da chissà quanti anni di fiaschi e insuccessi dietro autori che seppur dotati non in molti avrebbero seguito; ma le storie della Moglie lo conquistarono, ancora di più le registrazioni fatte in aula, e quasi svenne quando poté leggere una trascrizione di una fiaba originale nata dalla mente di Virginia Lanotte. Dopo 5 anni, i suoi libri avevano ottenuto un tale successo che proprio in quella data aveva potuto decidere di fare della scrittura il suo lavoro a tempo pieno e la storia che stava per raccontare sarebbe stata la prima del suo nuovo libro: Un piccolo mondo per noi due III “sottotitolo da definirsi”.
  • «...questa volta due cuccioli di porcospino.» disse Virginia ai bambini «La loro tanta stava sotto un grande albero e per loro la vita era facilissima! La notte dormivano, di giorno mangiavano, e attorno a loro non mancava certo il cibo! Ma un giorno un grosso uccello fece il nido proprio sopra l'albero che nascondeva la loro tana...»
Prese una pausa. I bambini ormai abituati a sentire il racconto per intero, pendevano dalle sue labbra senza neanche accorgersene, ci volle un po' perché Lydia, dopo aver incrociato lo sguardo di Teo perplesso almeno quanto il suo, si decidesse a chiedere alla madre:
  • «e poi?? perché ti sei fermata?»
  • «E che uccello era? Ci dici sempre queste cose..» aggiunse Teo
  • «ditemelo voi... sono un po a corto di fantasia... ma l'uccello sarà un po' cattivo... sono indecisa..»
  • «UN CORVO!» Dissero all'unisono i bambini
  • «Perché un corvo?» Chiese Virginia trattenendo la voce in modo che i bambini non capissero chi tra loro fosse più eccitata e curiosa di sapere qualcosa a riguardo del corvo.
I due bambini si guardarono ancora una volta, Virginia capì che forse non doveva chiedere subito il “perché”, Luigi però precedette la risposta dei bambini
  • «Come perché? È tutto nero, i cattivi vestono sempre di nero!»
Virginia scoccò a Luigi uno sguardo talmente violento che quasi stacco la testa dell'uomo dal collo, per precauzione decise che era meglio iniziare a sparecchiare e non intromettersi con il racconto.
  • «Be, lo zio Ha ragione! Vai avanti mamma»
  • «Ok, ma ditemi... cosa potrebbe fare questo corvo di cattivo ai due porcospini? »
  • «forse potrebbe fare rumore la notte e non farli dormire» disse Teo
  • «Bene, ma voglio qualcosa che possa fare paura..» Rispose la Zia
  • «e se invece provasse a rapire uno di loro due?» Propose invece Lydia
  • «e Perché non ci prova! L'altro porcospino non penso resterebbe a guardare...»
Virginia aveva avuto un brivido di freddo al sentire sua figlia proporre quella svolta nel racconto, raddrizzò la schiena e allontanò di una spanna la sedia dal tavolo
  • «Dai, la storia non è ancora finita... fatemi dei disegni del corvo, nel mentre sparecchio con Luigi»
  • «Noo dai mamma!!»
  • «Zia su, prova a finirla...»
  • «Se Fate i disegni, preparate gli zainetti e andate a letto... domani vi racconto la storia prima di mandarvi a scuola... ora su... andate in soggiorno!»
I bambini obbedirono e lei poté finire di sparecchiare il tavolo. Luigi che si era allontanato era riuscito comunque a cogliere l'evoluzione degli eventi
  • «Vedi cosa si trova a scavare nella mente di un bambino? Per di più se si è superstiziosi!»
  • « È normale! tutti i bambini hanno paura del mostro dell'armadio che li porta via...»
  • « È normale che tua figlia abbia queste paure?»
  • «Non sei di aiuto...»

sabato 30 aprile 2011

Strategie e crostate


  • «Che intendi?» Le chiese Luigi voltando un paio di fettine nell'olio della padella
  • «Voglio scrivere una storia dove ci sia un antagonista veramente brutto...»
  • «Ma questo non spaventerà i bambini?»
  • «Andiamo..» Disse Virginia guardandolo incredula «I bambini sanno già i mostri esistono»
  • «Ne sei sicura?»
  • «Non sono certo la prima a dirlo...» poi infilando il dito indice tra le costole di Luigi aggiunse «... bisogna insegnarli come sconfiggerli»
  • «Ahi, tieni le mani a posto, non è questo il drago da infilzare... ma poi, un drago? Sul serio?»
  • «No, non lo so comunque, pensavo che anche un corvo...»
  • «Oh, guarda un po'!» Luigi posò la forchetta e si girò ad incrociare lo sguardo di Virginia «i bambini devono imparare a sconfiggere i mostri delle mamme eh?»
  • «Che vuoi dire?» rispose scansando lo sguardo di Luigi per meglio controllare eventuali macchie d'acqua su bicchieri e posate.
  • «Che anche le rondini hanno piume nere, e che tu hai le orecchie lunghe...»
  • «Per prima cosa, non voglio aggiungere niente sulle piume nere che non sia già stato detto.» e il dito che prima aveva infilzato le costole di Luigi minacciava di colpire nuovamente in un punto imprecisato del suo volto, indeciso se occhi o bocca «e che intendi con orecchie lunghe?»
  • «Io li ho sentiti perché ne parlavano in macchina, ma stavano molto attenti a non farsi sentire...tu dove li hai sentiti?»
  • «E sarei io quella con le orecchi lunghe? Sono entrata nella cameretta mentre ne parlavano... hanno sognato un corvo! Entrambi!! e non credo fosse la prima volta...»
  • «Si, sei tu quella con le orecchie lunghe... io non ho sentito niente, bluffavo, ma ero sicuro che tu ti fossi impicciata dei loro giochi...»
Luigi tolse le fettine di carne dalla padella e ne mise altre due aggiungendo qualche pezzo d'aglio al soffritto, Virginia era scandalizzata dal giochetto mentale in cui era caduta. Prese il recipiente con l'insalata avanzata dal pranzo e ci spezzetto dentro, dopo averla lavata, una carota e aggiunse qualche fettina di pomodoro, il tutto cercando di evitare la discussione fino a quando avrebbe avuto la certezza delle sue ragioni.
  • «Non ho spiato, non ho origliato, ho solo dimenticato di bussare»
  • «Il che ti rende la mamma dell'anno?»
  • «no, ma almeno io non tratto le persone che ho intorno come se fossero sedute al tavolo del poker, nascondendo le carte e sperando che mostrino le loro...»
  • «Ok, forse è giusto sapere meglio di che parlano, anche se loro non vorrebbero...»
  • «a si? E dove sta il “ma”?» troppi anni erano passati dall'ultima volta che una discussione finiva così tale velocità. C'era sempre un “ma”.
  • «Non c'è nessun “ma”» il tono di lui era così serio che Virginia per un attimo credette di aver sentito male, solo le parole successive le tolsero il dubbio «potrebbe persino uscirne una buona storia, dovresti provare a parlarne con i bambini...»
  • «Quindi c'è un “ma”, dovrei fare le cose alla luce del giorno, giusto? »
  • «Già, anche se questo va contro la sua natura, Virginia Lanotte»
  • «ti preferivo grasso, se ti colpissi adesso le tue stupide ossa mi farebbero male alla mano...»
  • «Anche io mi preferivo grasso, non riesco più a tenere alla larga le donne che incontro per strada.... ahahahah» ma la risata, seppur sincera, non era ancora quella giusta.

Teodoro e Lydia conclusero i giochi con il punteggio di uno a tre per la bambina, non c'era essere virtuale che potesse sopravvivere alla potenza della spada nascosta nel joypad di Lydia. Teo però non se la prendeva a male, anzi, era riuscito a batterla una volta, sebbene fosse a causa del tempo scaduto una vittoria tattica è pur sempre una vittoria. Doveva solo convincere se stesso che ritirare il suo personaggio nel momento di vantaggio, per poi continuare ad attaccare dalla distanza, era una mossa strategicamente valida.
  • «Teo è un po' vigliacco, lo sai zio?» e Lydia poteva dire quello che voleva
  • «Ero in vantaggio, ho usato la strategia per mantenerlo...»
  • «Sei solo scappato!»
  • «Teodoro! Sei scappato davanti a Lydia? » gli chiese il padre
  • «No, dopo ho combattuto altre 2 volte... ho allontanato il mio guerriero, ma visto che a lei non era piaciuto non l'ho più fatto e mi ha massacrato» rispose lui scandalizzato dall'ingiuria che li veniva fatta.
  • «a si?, allora è Lydia che deve vergognarsi: signorina! Decidi le regole solo quando non riesci a massacrare la gente come vuoi tu?» Le chiese la madre
  • «Ma è un gioco di combattimento! Si deve combattere, non colpire e scappare!» Si difese lei
  • «È un videogioco, se le mosse lo permettono non c'è niente di sbagliato a farlo... ma Ora lasciamo perdere e mangiamo..» concluse Virginia
  • «Buon Appetito!!» Aggiunse Luigi, immediatamente il resto della tavola gli augurò altrettanto.

La cena si sviluppò come al solito, con leggeri e velati battibecchi...
  • «Manca sale» disse Virginia al primo boccone del pezzo di carne
  • «eccolo...» sospirò Luigi avvicinandole la saliera come se avesse previsto la possibile remora
  • «Non dirlo così sconsolato, ne metti sempre poco...»
  • «Per fortuna almeno questa volta ho aggiunto l'aglio a pezzetti e non tritato... altrimenti...»
  • «Aglio? C'è l'aglio qui dentro?» chiese Lydia scandalizzata come se le avessero detto che ciò che aveva nel piatto era carne di topo
  • «No no, solo nelle nostre... le vostre le cucinate prima...» si affrettò ad aggiungere Luigi
  • «Ma a me sembra di prenderne il sapore....» disse Teo
  • «Non dire sciocchezze, al massimo hai sentito l'odore delle nostre... e tu Gigi, potevi starti zitto...» imbeccò Virginia
  • «Uffa... sentite bambini, la fettina è buona?» chiese spazientito Luigi e la suo voce si fece più grossa.
  • «Si... sarebbe meglio più calda...» Gli rispose Teodoro
  • «E allora mangiala in fretta prima che si freddi! Oh! »

Le discussioni cessarono, tutti mangiarono tutto e ognuno prese un po' di insalata, mentre Virginia portava via i piatti e Luigi metteva in tavola la crostata di nonna Isabella, La donna chiese ai bambini:
  • «voi due, sentite... più tardi mi metterò a scrivere qualcosa, mi date una mano?»
  • «cosa vuoi che facciamo mamma?» chiese Lydia
  • «Niente, voglio che mi diate un parere su una storia che ho in mente e vorrei che ne faceste dei disegni se vi va...»
  • «Ovviamente dopo la Crostata di Mamma...» disse Luigi
  • «Figurati se rovino una cosa del genere con del lavoro... ma a voi va bene bambini?»
  • «Si certo...» disse Lydia
  • «se è dopo la crostata ok!» Aggiunse Teodoro

In pochi secondi della crostata non rimase nemmeno una briciola, e così Virginia poté approfittare del momento per chiedere ai bambini eccitati dallo zucchero tutto quello che voleva. A proposito del malvagio corvo dalle piume nere di cui doveva inventare e scoprire lo scopo.

giovedì 28 aprile 2011

La sera si combattono i draghi.

La sera in via dell'arco romano N 87 arrivò portando con se qualche ventata di aria fresca, i lampioni illuminavano la strada prima che il sole calasse dietro le colline, visibili in lontananza, che gli abitanti del secondo piano potevano vedere affacciandosi dalla finestra alla fine del corridoio o dallo studio. Virginia lo attraversava in quel momento, trasportando una cesta piena di vestiti stirati e ripiegati che sarebbero poi finiti nelle stanze dei due bambini.
Finite le faccende, la signora Lanotte aprì il portatile e lo accese, lasciandolo sullo scrittoio ad avviarsi mentre contemplava la strada dalla finestra; che scrivere? Si domandò mentre il tettuccio di una macchina rifletté un raggio di luce arancione dritto sul suo volto, facendole capire che il suo momento di introspezione era stato rinviato dai impegni tanto impellenti quanto graditi.
Scese al piano inferiore per aprire la porta giusto in tempo per catturare due palle di cannone dai capelli neri con un solo abbraccio.
  • «c'erano i pulcini!!!» Disse Lydia con gli occhi chiari spalancati dall'eccitazione
  • «e ne abbiamo visto nascere uno!!» aggiunse Teo che possedeva lo stesso sguardo della amica
  • «O mio Dio!! e me li avete portato qui??» si affrettò a chiedere Virginia spalancando anche lei gli occhi scimmiottando i bambini.
  • «No...» disse Lydia
  • «abbiamo chiesto, Papà ha detto che era meglio lasciarli dalla nonna» aggiunse Teo mentre gli occhi tornavano a dimensioni più naturali.
  • «Ma io volevo vederli!! mi avete imbrogliato...»
  • «La prossima volta vieni anche tu,» Disse Luigi entrando in casa« così li vedrai...»
  • «Se tu fai il bucato non ci sono problemi...»
  • «Ah! Mamma! Ti abbiamo una mezza crostata però... è alle more»
  • «Oh... Isabella vuole vedermi rotolare... non lo sa che rimanendo chiusa in casa domattina questa torta potrebbe uccidere qualcuno?»
  • «e Chi?» chiese Teo che per un attimo aveva preso le parole di Virginia più seriamente del dovuto
  • «La mia dieta» disse strizzandogli l'occhio la Zia.
In breve tutti passarono per il bagno a lavarsi le mani prima di assolvere ai loro compiti, Virginia prese la tovaglia, Teo i piatti, Lydia le posate e luigi le padelle per cucinare. Lydia aggiunse i bicchieri che Virginia aveva portato giù dalla credenza mentre Teo sistemava i tovaglioli di carta e una volta che anche un paio di pezzi di pane erano stati messi in tavola I bambini poterono andare ad aspettare la cena nel soggiorno, e quindi a giocare ai videogiochi, amavano poter gareggiare tra loro.
  • «Hai scritto qualcosa mentre te li ho tolti di casa?»
  • «No, ho fatto il bucato... non saprei cosa scrivere... credo di avere un blocco...»
  • «Prova a parlare di due Pulcini, che invece di litigare per lo stesso verme aspettano di trovarne un'altro per poter magiare insieme...»
  • «Bleah... vermi? Meglio chicchi di mais no?»
  • «non lo so, sei tu la scrittrice... io cucino le fettine»
  • «Dai, l'idea è carina... ma ho gia usato troppo i nostri due pulcini... oggi ho voglia di combattere i draghi»

sabato 19 marzo 2011

Il Trono del Re e della Regina.

Prendere in mano un pulcino può essere una cosa estremamente difficile. A Isabella, ormai, veniva naturale e i piccolini non emettevano un suono mentre passavano dal fondo della scatola alla sua mano. La musica cambiava quando i bambini cercavano di accarezzarlo, o peggio prenderne uno in custodia per un attimo, Il piccolo piumino giallo pigolava come un disperato perché la stretta di Lydia era troppo forte, mentre tra le mani di Teodoro la progenie delle galline si illudeva di avere sangue d'aquila, tentando di librarsi in volo e finendo con il tuffarsi al suolo.
  • «Attenti» disse nonna Isabella «una mano sotto le zampe, e una sopra, così li potete tenere al caldo...»
  • «Le zampine fanno il solletico!!» disse Teo trattenendo a stento la risata
  • «è morbidissimo... Possiamo portarne uno a casa Zio?» Chiese Lydia a Luigi che stava già cominciando a stancarsi di riacchiappare i pulcini che saltavano giù dalle mani di Teo;
  • «Non sarebbe un bene per lui, qui ha la gabbietta, sta assieme alla sua mamma e può muoversi libero...a casa nostra dovrebbe stare in cortile, e se passasse un gatto randagio mentre siete a scuola?»
  • «Gia, hai ragione... però possiamo venire a giocarci quando vogliamo vero?» Chiese Teodoro alla nonna;
  • «Certo, i pulcini sono fatti per stare assieme!!» disse l'anziana donna stringendo due dita sulla guancia sinistra del nipote rendendola di un bel colore rosso accesso
  • «Nonna, non chiamarmi pulcino! Sono grande adesso...»
  • «Per me sarai sempre un pulcino, e pulcino continuerò a chiamarti. Quando i pulcini crescono diventano polli, preferisci essere chiamato così?»
  • «no però...dai nonna, Chiamami Solo Teo...»
  • «e va bene, come vuoi pulcino...» rispose lei, e gli strinse anche l'altra guancia allo stesso modo.
Rimessi i pulcini dentro l'aia e tirato fuori Calimero dall'incubatrice, Nonna e nipoti si diressero dentro la casa, mentre Luigi si spostava verso il quadrato di terra dove cresceva la vigna per controllare lo stato delle viti.
L'interno della casa della nonna sembrava quasi un museo, era ricco di quadretti appesi ai muri, lavori di ricamo incorniciati, foto antiche e vecchi attrezzi da lavoro. Nel piccolo atrio dell'ingresso vi erano due tavolini, uno pieno di scatolette di latta che una volta contenevano biscotti dove la nonna conservava pezzi di stoffa e vecchi bottoni. L'altro invece ospitava una vecchia macchina da cucire, Nera e lucida che veniva azionata da un pedale incastrato tra le gambe metalliche del tavolo e collegato alla macchina con una corda. Quando era in funzione faceva un rumore assordante, eppure la sua ritmicità era estremamente coinvolgente e affascinante, tanto da essere diventato ben presto uno dei tre “giocattoli” proibiti in quella casa, assieme al fucile del nonno messo in disarmo ad un'altezza improponibile per dei bambini e ad un antico vaso rinchiuso da tempo dentro una credenza di vetro chiusa a chiave dal giorno in cui Teo mosse i suoi primi e stentati passi andando ad urtare involontariamente contro qualsiasi mobile della casa. Piedistallo dove il vaso poggiava era rimasto vuoto dal giorno, ma su di esso vi era ancora poggiato un delicatissimo centrino fatto a mano, in verità nella casa non vi era un tavolo, cassapanca, cassettiera o superficie orizzontale senza un centrino fatto a mano poggiato sopra. Isabella Teneva molto a quella casa e ad ogni ricordo ad essa associato. Sebbene il tetto dall'esterno non sembrasse promettere protezione e riparo, i lavori di restauro che l'anziana donna programmava ogni anno di fare, tenevano la sua dimora calda d'inverno, asciutta sotto la pioggia e fresca d'estate. Lei dava il merito ai muri di vecchia pietra, ma bastava essere li per capire che c'era qualcosa di più tra quelle mura, qualcosa che non era semplice pietra.
  • «volete mangiare qualcosa? Fare un po di merenda?» Disse la donna entrando nella sala da pranzo, girando attorno al tavolo e dirigendosi verso la grande credenza di noce al centro del muro di fronte al loro, sopra la quale poggiava un vecchio televisore che la nonna si preoccupava di tenere spento quanto più a lungo possibile;
  • «No, grazie nonna... abbiamo mangiato da poco....» Disse garbata Lydia
  • «Da poco? Cosa vuol dire poco? 5 minuti fa? 10?» Disse Isabella ancora girata di spalle mentre frugava nella credenza;
  • «Un ora, quasi...» Rispose Teo, un po imbarazzato da dover rispondere di no alla nonna, anche perché sapeva che non si sarebbe arresa facilmente.
  • «Ma un'ora e tantissimo! Dovete diventare grandi in fretta per aiutare la nonna... quindi, adesso, vi prendete una bella fetta di questa crostata! »

Bham! Un piatto di ceramica per dolci veniva messo sul tavolo con tutto il suo peso, facendo tintinnare la campana di vetro che proteggeva la crostata fatta il giorno stesso da nonna Isabella. Tolto Il coperchio di vetro L'odore della marmellata di More colpì i due bambini dritto al naso facendo loro scoprire una fame che non sapevano di avere. Era alta due dita, i bordi rialzati, dorati e un po frastagliati, avrebbe ricordato una corona ripiena di marmellata viola scuro se non fosse stato per una porzione mancante, una fetta tagliata, che non faceva altro che mostrare meglio ai bambini l'invitante interno del dolce.
  • «Questa l'ho fatta oggi, le more le ho raccolte ieri pomeriggio facendo una passeggiata lungo il sentiero per la cima, e prima di andare a dormire ne ho fatto una marmellata... dopo pranzo ne ho preso una fetta, poi per essere sicura ne ho presa un'altra... e proprio Buona! Sicuri di non avere fame? »
  • «Io ne prendo una fetta piccola!» Disse Teo!
  • «Io una grande!» Seguì Lydia.
  • «Allora ne voglio una grande anche io!!»
La nonna soddisfatta tagliò due belle fette di crostata ai bambini e le sistemò su dei tovagliolini di carta, ogni volta che il coltello toccava la marmellata, questa sembrava emanare un profumo sempre più buono, tanto che anche lei non riuscì a resistere e se ne taglio un pezzetto, minuscolo in confronto alle fette dei nipoti, ma abbastanza per poter far loro compagnia nella merenda.
Finite le fette e spazzolate anche le briciole, i due bambini chiesero il permesso alla nonna di andare a giocare fuori,
  • «Fate vedere le scarpe chiese lei..»
I due mostrarono alla nonna due enormi sorrisi e quattro scarponcini coperti di terra e fango
  • «Va bene, sono sporchi...Ma Lydia è stata più attenta a non pulirli! Prima di andare ho un premio per te! Comunque potete fare di meglio! Andate, ma state attenti e non disturbate le galline!!»
Ricevuta la benedizione della nonna, potevano finalmente andare a correre tra gli alberi e arrampicarsi sopra il vecchio Olivo che cresceva dietro la vigna.
Luigi li vide sfrecciare via, e lasciandoli al loro divertimento si dirisse dalla sua mamma con un paio di grappoli d'uva in mano e un sorriso luminoso in volto.
  • «Cosa gli hai fatto mangiare?» Chiese Luigi fingendo di essere disturbato dal desiderio della Madre di Viziare i nipoti.
  • «Solo cose Buone! E se non cambi tono di voce non te faccio toccare nemmeno un pezzo. E lavati le mani...»
Certe cose non cambiano mai, pensò Luigi entrando in casa per chiacchierare con la madre.
Mangiata una fetta di crostata e scambiati i convenevoli sulla salute e i vari acciacchi, Luigi esordì:
  • «Virginia ha trovato una piuma nera in un parco oggi.» e a queste parole le mani di Isabella si unirono poggiandosi sul suo petto;
  • «Povera Ragazza, si è spaventata molto?» chiese ansiosa al figlio
  • «Non immagini quanto, ho provato a dirle che non voleva dire nulla, ma...» la madre interruppe la frase che le suonava troppo denigratoria con un'esclamazione secca e dura.
  • «Non è vero che non vuol dire nulla! in passato ha sempre voluto dire qualcosa. Sarà per stanotte probabilmente...»
  • «Cosa? Sarà per stanotte, cosa?» sussurò. E gli occhi di Luigi si sbarrarono, curiosi e nervosi saettavano ovunque sul volto della madre, le mani strette a pungo sotto il tavolo, lingua stretta tra i denti in silenziosa attesa di risposta.
  • «Non lo so, ma sarà un cambiamento, Quando Camilla cambiava umore, era dalla sera alla mattina...Ma era una donna allegra, se suo figlio e come lei, non succederà nulla di male... state sereni... Portagli il resto della crostata! Non toglierà la paura, ma magari la farà stare meglio.»
I due Bambini Avevano corso a perdifiato per tutta la vigna e attorno agli alberi del frutteto, ciò che mancava era salire Sull'albero dell'ulivo fino dove il tronco era stato tagliato, a poco più di due metri d'altezza, il tronco era privo della punta ma dei rami erano comunque cresciuti attorno, sollevandosi verso il cielo. Sedersi li sopra, dove sarebbe dovuto esserci il resto del tronco, per Lydia era come guardare il mondo con gli occhi dell'albero. Per Teo invece era come prende posto su un trono, sicuro, che se ci fosse stato un re a regnare sulla montagna, avrebbe scelto quel posto per sedersi, anche se non si trovava sulla cima; Teo pensava ai Re come a delle persone speciali, un re e il capo di un popolo, quindi deve essere migliore di ogni altra persona... Ma non può dare semplicemente ordini, decidere le cose da solo e punire chi non ubbidisce a quello che decide lui... altrimenti non sarebbe un Re, ma solo un pirata, come quelli che obbligavano i prigionieri a remare sottocoperta come in una storia che aveva letto. Un Re, secondo Teo, doveva saper aiutare il proprio popolo e mettersi al servizio degli abitanti meno importanti di lui, quindi, perché stare in cima alla montagna, quando a metà strada si stava più comodi? Inoltre sarebbe potuto stare vicino al suo popolo, in particolare la nonna e le sue crostate. Se lui fosse stato re, avrebbe chiesto le crostate come moneta di scambio ufficiale.
Teo e Lydia si litigarono il posto per un po, poi decisero di sedercisi assieme, guardano uno in una direzione e una nell'altra, Teo verso la cima, Lydia verso la valle.
  • «Sarebbe bello poter volare sin laggiù vero?» chiese Lydia
  • «Sarebbe bello volare!» ammise mestamente Teo
  • «Credevo ti spaventasse volare...»
  • «No, mi spaventa cadere...ma Solo da molto in alto, sugli alberi non ho paura.»
  • «a Cosa stai pensando adesso?»
  • «a cosa farei se fossi un Re...»
  • «Se tu fossi un re, io sarei una regina... sono più grande!»
  • «Regina? Regina di cosa?»
  • «La regina della Valle, ci volerei sopra e distruggerei i nemici cadendo in picchiata dal cielo!»
  • «Le regine non volano... e forse se fossi la regina del cielo...»
  • «La regina del cielo e la madonna! Non si può essere la Regina del cielo... e poi, se posso essere Regina posso anche volare!» come se volesse dire, tanto che stiamo giocando di fantasia, giochiamoci bene. Ed il compagno di giochi non si fece ne pregare ne attendere
  • «Allora io sarei il re della montagna, e l'ombra del mio Regno schiaccerebbe il tuo ogni giorno! E mi trasformerei in un uccello per volare! Così nessuno saprebbe mai se sono o non sono io quello che vola»
  • «Che brutto! Non ti trasformeresti in corvo vero?» chiese Lydia tirando indietro la testa per guardare Teo inorridita
  • «No! Certo che no... sarei un Gufo, la montagna è piena, e quando volano nessuno si accorge di loro... devi essere fortunato per vederli, sono molto furbi.»
  • «a Me invece, piacerebbe essere un gabbiano...»
  • «Quello del mio sogno non sembrava essere molto fortunato...» Disse Teo un po preoccupato per la scelta di Lydia;
  • «Ma ha combattuto! E si è liberato... mi piace, deve essere molto forte!»
  • «Già... lo immaginavo...» ammise Teo lentamente, dando alla sua fantasia modo di galoppare libera per qualche secondo, sino a che la sorella non l'interruppe
  • «Cosa te lo fa dire che lo immaginavi?» Chiese Lydia un po incuriosita e un po' scocciata dal essere sempre così prevedibile per Teodoro.
  • «I nostri sogni sono sempre collegati no? Tu sei volata via, Il corvo ha colpito la sfera di luce e poi, rimasto senza, era triste...poi nel mio sogno con il gabbiano stretto attorno a se, non era triste... anzi, il contrario! e se la tua sfera e il mio gabbiano fossero collegati?»
  • «Che centra una palla di luce con un gabbiano?» chiese Lydia un po' diffidente alla teoria dell'amico
  • «Be, magari era un uovo... no?»
  • «No! Era troppo strano per essere un uovo... e poi dai... è già strano che sogniamo alcune cose uguali, perché ne vuoi aggiungere altre?» e saltando giù dall'albero si allontanò da Teo, un po infastidita, un po' distratta dal pensiero che Teo potesse avere ragione.

mercoledì 16 marzo 2011

La casa di Nonna Isabella

Mentre si dirigeva in soggiorno passando davanti alle scale, Virginia si vide precipitare tra le braccia un piccolo ciclone dai capelli neri che solo poco dopo realizzò essere sua figlia.
  • «Vuoi andare anche tu con lo Zio e Teo vero? »
  • «Posso mamma?»
  • «Non lo so, puoi?»
  • «Non ho compiti, ne niente da fare... e poi non vedo nonna Isabella da tantissimo!!! »
  • «Dai, non è tantissimo... non sarà passata nemmeno una settimana...»
  • «E tu lasceresti che passasse una settimana??»
Virginia si girò in direzione del soggiorno guardando di traverso la figlia, che era riuscita per l'ennesima volta a metterla in una posizione scomoda, realizzò così di doverle insegnare qualche arte che andasse oltre il semplice agitare la lingua a mo' di spada.
  • «Se ti do il permesso, prometti di acconsentire ad ogni mia richiesta?»
  • «Acconsentire vuol dire essere d'accordo?»
  • «Vuol dire dare il consenso, quindi rispondere di Si a qualsiasi cosa...»
  • «Ma non saranno cose troppo brutte?»
  • «Tua mamma potrebbe mai chiederti cose brutte?»
  • «Ok, allora va bene... farò tutto quello che vuoi!! posso??»
  • «Vai e divertiti, e dai un bacione a Nonna Isabella anche da parte mia!»

Lydia abbracciò la mamma all'altezza della vita e scappò ad infilarsi gli scarponcini per andare in campagna che teneva nel cassetto basso della scarpiera del sottoscala, al loro fianco lo spazio vuoto lasciata dagli scarponcini di Teo che il bambino aveva quasi finito di allacciare. Al contrario di qualunque altra scarpa di Lydia quegli scarponcini erano così sporchi che era difficile capirne il colore originario, e anche se il loro interno era pulito e fresco era difficile immaginare il motivo per cui una bambina fosse così felice di mettere delle scarpe tanto luride.
  • «Andiamo bambini... su di corsa in macchina!» Urlo Luigi mentre apriva lo sportello della sua auto prendendosi un momento per mettersi comodo al posto di guida.
Teodoro prese posto affianco al padre e pochi secondi dopo Lydia si tuffò sul sedile posteriore con i lacci delle scarpe ancora sciolti.
  • «Cinture?» chiese Luigi
  • «Allacciate!!» Risposero in coro i bambini mentre il motore si avviava rombando
  • «Salutate Virginia allora, partiamo!»

E mentre i bambini agitavano le mani e Luigi dava due colpi al clacson la macchina si lasciò casa e vialetto alle spalle.
Il viaggio non era dei più lunghi, una volta attraversate le vie più trafficate restavano pochi chilometri di strada panoramica, per poi finire sul sentiero di collina che avrebbe portato al piccolo pezzetto di Terra dove nonna Isabella aveva casa. Teo guardava fuori dal finestrino Mentre Lydia interrogava lo Zio su quello che avrebbe fatto una volta giunti a destinazione:
  • «Devi raccogliere L'uva oggi Zio?»
  • «No Oggi no, Ma forse ne prenderò qualche grappolo per assaggiarla...»
  • «Prenderai anche Angurie e meloni?»
  • «Meloni si, Angurie non so... se la nonna non le ha già raccolte, forse...»
  • «Possiamo giocare Con le galline?» chiese infine con un'inflessione speranzosa
  • «Potete Giocare! Ma non disturbate troppo le galline, dopo le nostre visite tardano sempre qualche giorno per fare le uova...»
  • «Non Disturbiamo le galline! Si divertono anche loro...»
  • «E come fai a dirlo?»
  • «Be, scappano! Se non si divertissero, sarebbero loro ad inseguire noi! No?»
  • «ahahah! Per fortuna eh? Loro hanno becchi e artigli... non avreste speranze!»
  • «Noo... Noi Potremmo sconfiggere le galline! Vero Teo?»
Teo tornò a guardare dentro la macchina per rispondere alla domanda, ma la sua risposta non fu quella che Lydia si aspettava:
  • «Non lo so, e se una volta sconfitte non fanno più uova? Meglio lasciarsi beccare un po e avere le frittate...»
Luigi rise ancora! Impressionato dalla praticità del ragionamento del figlio, da quando aveva imparato a parlare Teo non aveva mai smesso di stupire il padre ogni volta che apriva la bocca
  • «Sei molto Pratico eh!? Ma prenderesti lo stesso le uova di una gallina che ti becca la mano? Non le daresti un colpo in risposta?»
  • «e se lei mi becca di nuovo? Meglio prendersi una beccata e un uovo che due beccate e nessun uovo... no? »
  • «Non hai paura delle galline vero Teo?» chiese Lydia divertita
  • «NO! Ma non le voglio nemmeno picchiare...»

La macchina rallentò prima di svoltare a destra per una strada poco battuta che avrebbe portato ad un cancello verde con i cardini fissati su due colonne di cemento quasi completamente coperte da cespugli di cisto e ginestra che tracciavano anche i confini del sentiero che si estendeva oltre la cancellata. Luigi mise la macchina in folle, tirò il freno a mano e scese a spingere il cancello per poter portare oltre la macchina. Anche i Bambini scesero, sapendo già di dover richiudere il cancello una volta che la macchina fosse passata oltre. Luigi non aspettò i due e si diresse oltre la curva che nascondeva la casa e il resto del sentiero, mentre i bambini una volta richiuso il cancello si misero a correre dietro la macchina incuranti del fango che andavano calpestando, concentrandosi solamente sull'arrivare per primi al grande mandorlo che cresceva davanti alla casina della nonna a poco meno di cento metri dalla curva.

La casa si estendeva su un solo piano, escludendo la cantina dove venivano immagazzinate conserve, damigiane di vino, e vecchi attrezzi da lavoro; Le mura erano bianche e alte, il tetto di vecchie tegole rosse, alcune rotte, ma l'edificio non sembrava cadente. Se a qualcuno venisse mai in mente di schiacciare l'intera dimora della nonna in un'unica e striminzita parola, forse “vissuta” potrebbe fare al caso suo.

Quando i bambini Arrivarono al mandorlo, Lydia con pochi metri di vantaggio su Teodoro, Luigi era già sceso dalla macchina, ma non riuscendo a vedere dove fosse andato cominciarono a chiamarlo per nome a voce alta;
  • «Papà!»
  • «Ziooo!!!»
poco dopo il secondo Urlo Luigi Si fece vedere sbucando dal muro dietro la casa con un dito indice poggiato rigidamente sulle labbra mentre con l'altra mano faceva gesto ai bambini di seguirlo dietro la casa, verso il pollaio, ovviamente in silenzio.
La maggior parte delle galline razzolava davanti all'aia tranquille, ma oltre il recinto la gonna Nera di nonna Isabella sbucava fuori dalla casina di legno dove le galline andavano a dormire. Luigi Fece entrare i Bambini dentro il pollaio, e alla nonna non ci volle molto per voltarsi, mettersi in piedi e sorridere ai nipoti.
Nonna Isabella vestiva con una lunga gonna nera e una camicetta blu molto scuro e un po' rovinata che usava proprio per lavorare, aveva un bel sorriso seppur non mostrasse alcun dente e anche se gli anni le avevano lasciato qualche macchia sul volto queste imperfezioni non sembravano togliere qualcosa alla bellezza che in gioventù doveva essere sfolgorante. Gli occhi Grigi chiaro saettarono da Teodoro a Lydia e le mani salirono da prima da aggiustarsi i capelli, per la maggior parte stretti in una crocchia, e poi si protrassero verso i bambini poggiandosi sulle guance di entrambi morbide come il velluto avvicinando i loro volti al suo e dando loro un grosso bacione, che svelto Teo si affrettò a cancellare via con il dorso della mano una volta che la nonna girò a prendere il cestino di uova lasciato nel pollaio, e facendo poi cenno ai bambini di prendere posto, in silenzio, la dove stava lei.

Dentro una scatolina di plastica trasparente illuminata da una lampadina, una minuscola ala bianca, un po umida usciva fuori da un ovetto rotto quasi per tutta la sua circonferenza. La nonna batté un colpetto sulle spalle di entrambi per farli girare verso di lei e assicurarsi che lo spettacolo fosse di loro gusto. Loro sorrisero e tornarono ad osservare L'uovo che stava per schiudersi mentre Nonna Isabella, da dietro gli sussurrava
  • «Manca pochissimo, non perdetevelo!! avevate mai visto un pulcino così piccolo??»
Entrambi rimasero in silenzio, limitandosi a muovere il capo da destra verso sinistra, come ipnotizzati da quello scricciolo che lottava per vivere.
Lydia provò ad allungare la mano verso l'uovo, ma Teodoro le intercettò il braccio fermandolo a metà, come se avesse capito le intenzioni di Lydia di aiutare la schiusa. Le strinse da prima il polso, e lei accentando di rimanere paziente gli strinse la mano fremente nell'attesa. Un secondo dopo l'uovo si ruppe e il pulcino che per un attimo si trovo a zampe all'aria si sollevò sulle zampette fini sottili più del picciolo di una mela, un pezzo di guscio gli rimase sulla testa, e il piumaggio bianco, che umido com'era sembrava tendere al grigio sotto quella luce fece nascere nella bocca dei bambini la stessa esclamazione:
  • «CALIMERO!!!»
I due uscirono per mostrare il piccolo a Luigi e alla nonna, anche se Il pulcino si era già scrollato di dosso il pezzo di guscio, ma prima di raccontare qualsiasi cosa a qualcuno dovettero sgranare gli occhi un'altra volta. Luigi teneva tra la mani uno scatolone che pigolava allo stesso modo del pulcino che era appena uscito dall'uovo, Al suo interno vi erano altri cinque palline di piume bianche, alcune un po più gialle che urlavano la loro fame e la loro voglia di libertà.
- «Vi Piacciono? Sono nati mentre voi eravate a scuola stamattina... quello che avete chiamato Calimero invece sembra che vi abbia voluto aspettare»

mercoledì 29 dicembre 2010

Il grande Corvo

«Ho rivisto per un attimo la stanza, è stato molto più veloce del solito e non c'era nessuno stavolta» Disse Lydia con un breve sospiro « sono riuscita a distinguere un'altro pezzo delle forme con cui è decorato il suolo, poi lo aggiungo al disegno! Comunque subito dopo mi sono trovata in casa, affianco al mio letto... come sempre la stanza era più piccola e come mi hai suggerito sono uscita dalla finestra per fare prima! Stanotte il sole era verde e tutto attorno alla casa aveva preso quel colore.... sembrava di stare in mezzo ad una valle erbosa, dove anche le case sembravano essere state tutte coperte di erba! E poi l'ho risentito! Era dentro una palla di luce bianca... ma il corvo è uscito fuori e ha colpito la palla di luce che è sparita! Poi si è girato verso di me... ma stavolta ho provato a inventarmi qualcosa come hai detto tu... ma io sono riuscita solo a muovermi... ho saltato e mi è sembrato quasi di volare! Ma poi sono caduta e il sogno e finito...»
  • «Volare? Quanto hai saltato in alto? » le chiese Teo con gli occhi sbarrati.
Era rimasto incantato dal racconto, a partire dal paesaggio erboso dove ogni cosa era verde e coperta da un manto vegetale. Guardò fuori dalla finestra immaginando il paesaggio uniformato nel colore dell'erba di prato mentre Lydia rispondeva cercando di riportare alla mente la sensazione del sogno
  • «Ho saltato molto in Alto! Ho guardato il corvo negli occhi! Sembrava triste... si alzava man mano che mi sollevavo io e per un po mi è sembrato di volare perché non sentivo nessun peso, solo la voglia di salire più in alto del corvo... ma davvero... quando ho visto il corvo negli occhi non volevo più superarlo... era triste davvero! »
Teo continuò a osservare fuori, ma non era rimasto insensibile alle parole di Lydia, e quando la sorella finì lui la fissò un attimo prima di parlare.
  • « Ho visto anche io la sala... ma non ho visto il pavimento, ho fissato il soffitto! Era fatto d'acqua! Ed emetteva una luce verde! Ma non colorava il buio della sala... poi tutto è sparito e mi sono ritrovato a scuola. C'erano le solite statue e la grossa colonna che da sopra la scuola si alzava verso il cielo... poi da sopra la colonna e sceso il grande corvo! Era più grande dell'ultima volta e aveva un gabbiano tra le zampe! Non so cosa ci volesse fare ma il gabbiano sembrava arrabbiato... aveva gli occhi gialli e beccava forte le zampe del corvo! Io sono scappato dentro le piante di rovo della scuola, che si sono trasformate in ferro come sono entrato... non ricordo se l'ho voluto io o se sono state loro da sole... ma il corvo non è riuscito a toccarmi... poi il gabbiano si è illuminato tutto ed è scappato via e io sono scappato dentro la scuola. Ho camminato un po per il corridoio e quando sono arrivato al cimitero Due grosse luci gialle mi hanno accecato... sembravano due occhi enormi... non solo ho smesso di sognare! Mi sono anche svegliato!»

Teo era particolarmente agitato mentre raccontava il suo sogno, ma si prese di proposito una pausa per calmarsi e per raccontare l'ultimo e più inquietante particolare a Lydia che stringeva forte le sue ginocchia nella speranza che quel racconto non fosse finito li.
  • «Teo! Luigi sta andando in campagna da tuo nonno... »
  • «Mamma!!!»
  • «Ziaa!!!»
  • «Ok! Scusate... tanto non ho sentito nulla dei vostri sogni... »
  • «Come facevi a sapere che parlavamo di sogni allora??» disse Lydia adirata
  • «l'ho immaginato... di sicuro non siete riusciti a farlo di mattina, quindi...» si giustificò Virginia
  • «Ok Zia, non fa niente... chiudi solo la porta un attimo, finito qui raggiungo papà.»
  • «Va bene, ma fai in fretta, sai che non sopporta aspettare...» e chiudendo la porta dietro di se lascio i bambini al loro gioco.
Teo fissò la porta per un attimo, come se volesse guardarci attraverso per capire se la zia stava ancora li dietro e potesse sentire la loro discussione, non che se ne vergognasse, o almeno non molto. Ma preferiva tenere quei racconti solo per Lydia.
  • «C'è un'ultima cosa» disse Teo quando pensò che ormai non c'erano orecchie a poter intercettare il loro racconto «Ho risentito la voce! Ma non nella stanza... era dietro le due luci gialle!»
  • «La voce? Cosa ti ha detto!!» Lydia aveva lasciato le sue ginocchia per stringere le mani di Teo che non rimase stupito dal contatto, Lydia aveva spesso il vizio di mettere la mani addosso, ma quella volta la sua stretta fu particolarmente energica
  • «Ha detto “c'è n'è un'altra qui” ma non ho capito cosa volesse dire... mi sono svegliato prima di poter chiedere qualcosa...» e si liberò dalla stretta di Lydia, dato che al contrario di lei poteva farne a meno
  • «Cosa? Avresti chiesto qualcosa? E cosa speravi ti rispondesse? »
  • «non lo so... qualcosa... se sapevo la risposta non facevo la domanda! Dai... fai il disegno, quando torno lo voglio vedere!» disse il bambino scendendo dal letto per andare a raggiungere il babbo.
  • «Aspetta! Chiedo a Mamma se posso venire con voi... anche io ho voglia di andare in campagna! E ho voglia di vedere nonna Isabella!»   

sabato 25 dicembre 2010

Il Gioco (nda: Buon natale a tutti!)


Una volta in macchina la guida di Virginia divenne molto più cauta e tranquilla. Nelle code per i semafori non suonava il clacson se l'auto davanti a lei non sfrecciava via allo scattare del verde, mentre le auto dietro di lei dovettero più volte ricordarle di non essere ancora arrivata a destinazione. Giunti a casa Lydia e Teo scesero scattanti giù dall'auto per aprire il cancello e far entrare l'auto nel vialetto, e lasciando a Virginia il compito di richiuderlo scapparono dentro casa dove l'odore del pranzo colpiva le loro narici ricordandogli quanta fame avessero.

In casa Lanotte niedda non c'era una cosa che mettesse più in disaccordo i suoi inquilini come scegliere cosa mettere a tavola. Tutti loro avevano gusti estremamente diversi.
Ad esempio, per quanto Teo adorasse le carote non sopportava di sentirne il sapore nel sugo al ragù, al contrario Lydia che adorava il sugo al Ragù non era capace di mangiare verdure senza fare qualche palese espressione di disgusto. Virginia e Luigi invece, gli adulti, mangiavano tutto ciò che veniva messo in tavola ma entrambi trovavano discutibile la cucina dell'altro e avendo l'abitudine, che l'etichetta definisce pessima, di essere estremamente sinceri l'uno con l'altra spesso l'ora di pranzo diventava motivo di leggeri malumori. Erano solamente quattro i piatti che potevano mettere d'accordo tutti gli abitanti di via dell'arco Romano 87, uno di quelli era la pasta all'amatriciana di Luigi. Per prepararla a Regola d'arte era necessario che Luigi tagliasse i pelati ed eliminasse personalmente ogni seme, il soffritto andava preparato con il guanciale e non con la pancetta come si fa quando si ha molta fretta e poca voglia di perder tempo a tagliar via cotica e fare i cubetti. Inoltre a suo dire non andava usato ne peperoncino ne altre spezie se non il pepe del guanciale eppure, anche se nessuno ammetteva di avere la bocca così delicata, quella pasta pizzicava sempre un po', ma non dava mai fastidio anzi, spesso aumentava l'appetito dei commensali.

I Bambini non vedevano l'ora di mettersi a tavola così buttarono gli zainetti nel soggiorno, mentre passavano davanti alla porta per andare in bagno a lavarsi le mani.
  • «Poi rimetteteli in stanza! Non voglio disordine! »-
Urlò Virginia mentre entrava in casa poggiando le chiavi dell'auto sopra il mobiletto dell'ingresso, precisamente affianco al piattino per le chiavi.

  • «Come è andata la giornata? Sei riuscita a calmarti poi? » le chiese Luigi affacciandosi sull'ingresso dalla porta della cucina indossando un bel grembiule rosso con su la scritta “baciami, sono il cuoco” in grosse lettere bianche.
  • «Solo quando li ho avuti con me, e più che calmarmi ho cercato di non far preoccupare loro... Ogni santa volta gigi, Ogni santa volta! C'è sempre una qualche piuma nera... » rispose Virginia mentre gli stampava un bacio sulla guancia, un po come saluto, un po' perché aveva imparato a rispettare gli ordini scritti su un grembiule.
  • «È solo un caso, ti ho già detto tempo fa che Camilla ha costruito chissà quanti acchiappasogni con le piume nere... »
  • «E se fossero state sfortunate o cose così non pensi le avrebbe usate... ricordo...Forse lei le usava perché non portassero sfortuna! Per esorcizzare qualcosa... »
  • «Stai dando della strega a mia moglie? »
  • «Glielo dicevo in faccia più volte al giorno se ben ricordi... »
  • «Gia... ma continuo a credere che siano cavolate le tue... rilassati... i bambini stanno bene, noi stiamo bene, e... » in quel momento i bambini entrarono in cucina dirigendosi verso i cassetti delle tovaglie e delle stoviglie « una volta riempite le pance staremo molto meglio! Su su... ancora 3 minuti e sarà tutto pronto! Ehi voi due... il grembiule rosso! » I bambini lasciarono i cassetti e presa una guancia a testa baciarono Luigi che si era chinato ad un'altezza accettabile per Lydia ma che richiedeva a Teo di mettersi sulle punte dei piedi.

Virginia Rimase in silenzio mentre aiutava i bambini a sistemare la tavola, aprendo la bocca giusto per riprendere Lydia che invertiva l'ordine di forchetta e coltello al piatto di luigi. Una volta che, pasta nei piatti, il cuoco augurò un buon appetito a tutti per alcuni minuti non si udì nient'altro che forchette sbattere sui piatti, raschiare ogni tanto sui denti di uno dei bambini e mascelle che lavoravano felici sino al momento in cui a turno ognuno dichiarò di voler fare il Bis.

Finita la pasta Virginia si alzò per preparare il caffè per lei e Luigi mentre L'uomo chiese hai bambini come fosse andato il primo giorno di scuola, sentendosi raccontare di Alessandro, della sua mamma altissima e del piccolo errore di pronuncia che fece ridere la classe.
  • «Non è stato molto carino però... alcuni non la smettevano più di ridere!» Sentenziò Teo
  • «Già, ma è stato divertente... sembrava volesse dire che era morto o quasi! » rispose Lydia
  • «Già, ma non per lui...»
  • «Già, ma quando una cosa fa ridere Ridi! »
  • «Già, ma io non ho riso! »
  • «Già!Già!Già!Già! È già ora di smetterla secondo me... » Disse Luigi mettendo un freno a quella piccola discussione « non puoi fare una colpa a Lydia perché ha riso... sicuramente se avesse pensato di fare un torto a quel bambino non l'avrebbe fatto... si chiama Alessandro giusto? Non sembra un nome tedesco... »
  • «Il padre è italiano, anche il cognome è italiano, Si chiama Armato » disse Teo per rispondere al dubbio del padre.
  • «Chiaro! Ok, adesso mentre noi ci prendiamo il caffè, voi potete andare a giocare! Tanto non penso abbiate compiti... giusto? »
  • «Maestra Maria vuole controllare i quaderni delle vacanze domani, così se qualcuno non li ha finiti può farlo oggi... ma chi li ha finiti è libero! Come noi. » Rispose Lydia e scendendo dalla sedia prese Il piatto e forchetta e li portò al lavandino come Teo aveva fatto mentre lei parlava.
  • «Aspettate! Non volete un po di frutta? » Disse Virginia mentre si apprestava a versare il primo goccio di caffè uscito dalla moca in un bicchiere con dello zucchero così da preparare un po di crema per i caffè ed eliminare la parte più forte.
I Bambini non risposero, Lydia fece appena un cenno del capo mentre Teo prese una banana e se la portò via per mangiarla più avanti.

I due bambini salirono al piano superiore, riportando gli zaini dal soggiorno alle loro stanze. La stanza di Teo dava l'impressione di essere molto più spaziosa di quella di Lydia, per quanto in realtà fosse leggermente più piccola. Ma a lui piaceva così. Non sembrava esserci il letto, ma in realtà era solamente posizionato sopra un armadio a ponte, sotto il quale c'era il guardaroba e una piccola scrivania.
Alle pareti vi erano i poster di alcuni personaggi dei cartoni animati e varie mensole con modellini di aeroplani e automobiline costruiti da lui con i lego o regalati dopo un'esplicita richiesta a babbo natale, suo padre non credeva che fossero i giochi adatti ad un bambino quelli che non potevano essere toccati. Ma, per certi versi, i giochi preferiti di Teo erano giochi che non solo non potevano essere toccati, ma nemmeno visti, ascoltati, odorati e quantomeno gustati. I giochi di Teo si potevano solamente giocare.

Quando Lydia entrò nella stanza trovò Teo con il braccio teso dietro l'armadio nel tentativo di recuperare un elemento fondamentale del loro gioco. Il quaderno segreto.
Una volta recuperato i due si arrampicarono sul letto di Teo attraverso la scala messa sul lato del mobile, e una volta seduti sul letto una di fronte all'altro Lydia prese la parola:
  • «Allora? Inizi tu? Cosa hai sognato stanotte? »
  • «Non puoi mica chiedermelo così! Dovevamo fare quell'altra cosa prima no? » Disse Teo sconsolato nel apprendere che l'amica aveva più fretta di quanta ne fosse necessaria per giocare come si doveva.
  • «Ahi Ragione... ma facciamolo assieme... non sono sicura di ricordarlo bene, dopo solo una volta. »
  • «Ok, è per quello l'avevo scritto » la rassicurò Teo aprendo il quaderno e mostrandole ciò che aveva scritto a grandi lettere nella copertina. Così, in coro si chiesero:
  • «A dispetto del Grande corvo, racconta al/alla tuo/a sorella/fratello che mondo hai visto quando credevi di sognare... »
  • «Ok Lily! Inizia tu! »