domenica 8 maggio 2011

Da chi correre dopo uno strano sogno?

Perché si era svegliata in primo luogo? La stanza era silenziosa, non era successo niente nel sogno, e men che meno in casa che potesse spiegarle perché il sogno era stato interrotto. Ma prima doveva dirlo a Teo! Non poteva aspettare! Ci sarebbe stato abbastanza tempo anche dopo per indagare.
Era un sogno diverso, troppo chiaro per essere solo un sogno, troppo coinvolgente per essere reale... era in qualche modo magico.
Saltò giù dal letto afferrandosi i pantaloni del pigiama alle ginocchia per sollevarlo e non camminarci sopra. Corse alla porta e l'apri, poi ritornando ad afferrare la gamba del pigiama si lanciò in corridoio verso la stanza di Teo con tutta l'intenzione di buttarlo giu dal letto se fosse stato necessario per svegliarlo.
Purtroppo prima di arrivare alla sua stanza si Imbatté in Luigi, che già indossava la divisa e quindi era sul punto di uscire di casa.
  • «e tu che ci fai in piedi?»
  • «Devo parlare con Teo zio...»
  • «Teo dorme, puoi aspettare a domani?»
  • «No! Zio no dai... non posso devo dirlo a Teo!!»
  • «é così importante da svegliarlo? E se stesse sognando qualcosa di importante?»
Lydia si calmò di colpo, Luigi aveva ragione. Poteva darsi che Anche Teo stesse sognando qualcosa di importante, e se anche lui avesse visto qualcosa nella sua stanza?
  • «Ok Zio... tu stai andando a lavorare adesso?»
  • «Si, sono passato a controllare che foste a letto... non ti ho svegliato io vero?»
  • «No...non mi sono accorta di niente»Ma forse era andata proprio così, era per colpa dello zio che si era svegliata « Mamma dov'è?»
  • «Nel suo studio, ma tu faresti meglio ad andare a letto!! ok?»
  • «Va bene, ma vado da mamma prima... buon lavoro Zio Gigi!»
Lo Zio la prese in braccio e lei gli stampò un bacino sulla guancia, poi se la buttò sulle spalle come un sacco. Lydia Rise, lo zio però non la portò allo studio della madre ma in camera sua. Era tempo per lei di dormire.
  • «No dai Zio... non riesco a dormire adesso! Portami da mamma...»
  • «No, io ti porto al massimo in camera tua... da tua mamma ci vai da sola a farti sgridare!»
  • «Ok, dai... ciao Zio!»
  • «Ciao bellissima... a domani! Buonanotte!»
  • «Buonanotte Zio!»
Una volta a terra Lydia corse verso lo studio della madre, sempre afferrandosi i pantaloni del pigiama. Luigi pensò, per l'ennesima volta, a quanto bello poteva essere il mondo se ci si concentrava nel vederlo con gli occhi di un bambino, Lydia e Teo probabilmente gli avevano salvato la vita, e continuavano a salvarlo dal dolore senza saperlo ne tentando di farlo. Bastava correre afferrandosi il pigiama sopra il ginocchio.

  • «Mamma!!! Ho fatto un sogno bellissimo!!!»
Virginia saltò sulla sedia, come se ci fosse caduta sopra dalla cima di una montagna. Era talmente concentrata sul suo racconto e sui disegni che i bambini le avevano fatto del corvo da dimenticarsi addirittura di dove si trovava. Ma quando riconobbe la voce della figlia, si tranquillizò e la fece avvicinare:
  • «Dai... mi vuoi raccontare un tuo sogno?»
  • «Si, ma perché è importante... ho visto delle cose magiche nel sogno... cos'è un gitano?»
  • «C'entra con il sogno?»
  • «Si... me lo spieghi prima di raccontartelo?»
  • «va bene, allora...» Virginia non sapeva da dove cominciare, non era una parola comune e non voleva dargli una spiegazione troppo riduttiva. Sarebbe stato troppo facile chiamare i gitani, zingari e lasciare che la bambina associasse le due cose, magari anche più di due, se avesse poi sentito quelle parole usate in termini dispregiativi
  • «...un gitano e un nomade, e una persona che non appartiene a nessun posto ma vive dappertutto. Molti di loro formano delle comunità, ma non so dirti di più, non conosco bene la loro cultura... ma credo che i gitani siano una tribù di nomadi particolari, non so se è perché passano la maggior parte del tempo accampati in una particolare regione o perché siano per la maggior parte artisti di strada... scusa se non so dirti di più, ho anche paura di essermi sbagliata su qualcosa...»
  • «no no, sei stata perfetta! Un gitano e una persona che viaggia tra tanti posti?»
  • «Si, più o meno... dove hai sentito quella parola? In un film?»
  • «No, me l'ha detta Labris!»
  • «e chi è Labris?»
  • «é un gabbiano che parla con la mia voce, e credo viva nei miei sogni...»
  • «é lui che hai sognato?»
  • «Si, mi ha detto che sono una gitana, la sua gitana! E lui è la mia voce!»
un lampo bianco illuminò la finestra, Virginia trasalì e allo stesso tempo Lydia, che si ritrovò a fissare spaventata la Finestra
  • «Hai visto mamma? Cos'era?»
  • «niente amore, un lampo, forse ci sarà un piccolo temporale...»
Virginia non aveva visto le ali bianche sbattere contro la finestra, ma Lydia cominciava ad assere spaventata. Dopo un po' però un tuono arrivò a risuonare sopra le nuvole
  • «Visto, ecco anche il tuono... era solo un lampo, ti vedo spaventata lili...»
Virginia era ovviamente preoccupata per la faccia della figlia, ma lei si riprese subito, c'era stato anche un tuono. Forse si era immaginata tutto.
  • «Mi racconti il resto del sogno? Cosa hai fatto con questo gabbiano?»
  • «non molto abbiamo parlato, ma poi il sogno e finito all'improvviso... però era bellissimo! Sembrava felice di potermi parlare... ma devo raccontarti tutto dall'inizio...»
Prima che Lydia se ne accorgesse aveva raccontato alla madre tutto il suo sogno, e ora pendeva dalle labbra della madre in attesa di una spiegazione a quel sogno così reale. Ma questa fu più triste di quello che si aspettava.
- «I sogni sono solo frammenti di ricordi. non sappiamo come lavora la nostra testa, mescola quello che conosciamo e ce lo fa sognare quando riposiamo, realtà e fantasia scompaiono... il tuo era un sogno bellissimo, ma non voleva dire niente... non preoccuparti... e va a dormire. Magari ne sogni un altro pezzo e allora tutto prenderà senso, che ne dici?»

sabato 7 maggio 2011

Desideri, Gabbiani e Risate

  • «ma tu parli con la mia voce?»
Lydia riprese a dialogare con il fuoco, incerta sul suono della sua voce, ma sicura che quella fluttuante palla bianca volesse far intenderle quello
  • «Scusami, ma è l'unica che conosco...» Ogni parola delle fiamme faceva tremre le lingue di fuoco che la componevano
  • «non scusarti, è strano ma va bene...» le rispose Lydia intenerita dal tono in cui le fiamme le chiesero scusa, avrebbe voluto fare un'altra domanda ma la sua voce riprese a parlarle senza usare la sua bocca.
  • «Non è strano, per tutti è così. E Per quello che ci chiamano voci credo...»
  • «Ci sono altre palle di fuoco come te?»
  • «Palle di fuoco?» la voce si fece perplessa, come se non capisse di che si stesse parlando. Le lingue di fuoco si attorcigliano tra di loro prima in un verso poi nell'altro lanciando qualche nuova scintilla verso il cielo prima di riprendere a parlare
  • «...Mi vedi come una “palla”?? »
  • «non proprio una palla, ma una specie di fuoco sospeso a mezz'aria...»
  • «Be...» la voce sembrava rassicurata ma ancora un po delusa del suo aspetto «...un fuoco e meglio di una palla... speravo in una nuvola però... mia madre apparì al suo gitano come una nuvola...»
  • «non credo mi piacerebbe sentire una nuvola parlare con la mia voce... però che vuol dire “gitano”?»
  • «cosa vuol dire non lo so, ma so che tu sei la mia gitana...»
Lydia era perplessa, la discussione le sembrava avere senso e per quanto bizzarra fosse la stanza in cui si trovava, quell'ambiente la metteva a suo agio.
  • «Tu sei la mia voce... e io sono la tua gitana?»
a quelle parole il fuoco diventò più grande. La musica riprese da dove si era interrotta lasciando Lydia a chiedersi se fosse sparita mai del tutto.
  • « Ridimelo Lydia! Ma non come domanda!»
  • «Cosa?»
Lydia si fece indietro, il fuoco diventò più caldo e le punte delle fiamme mutarono al color rosso, la stanza brillava della luce che la fiamma le proiettava contro e le greche del pavimento si accesero di una luce rossastra ancora più abbagliante. La bambina però non sentiva paura, l'aria bollente che sentiva attorno a se al contrario la soffocava e per quanto si allontanasse e cercasse di coprirsi il viso il calore non calava e la luce non spariva.
  • «L'ultima frase che hai pronunciato! Ripetila, era bellissima!!»
Ci volle qualche profondo respiro perché Lydia obbedisse all'ordine, scoprendo come il desiderio di farlo fosse tanto suo come della voce.
  • «Tu sei la mia Voce...» La base delle fiamme divenne bianca come la neve colpita dal sole e le punte così rosse da sembrare sangue
  • «...ed Io sono...»
Le ci volle un altro respiro per poter combattere quel calore intenso, ma dopo aver pronunciato le altre tre parole tutto si fermo; la musica, le fiamme danzanti della palla di fuoco e persino un paio di scintille sembravano essersi fermate a mezz'aria in attesa che Lydia completasse la sua frase.

  • «...la tua Gitana.»
BANG.
La fiamme esplose e con essa la stanza dividendosi in milioni di schegge lasciando Lydia nel vuoto a precipitare verso un suolo che sembrava essere lontanissimo. Una pianura verde smeraldo si espandeva ovunque poggiasse l'occhio ma per quanto fosse bella, non sembrava essere per nulla soffice.
La voce tornò a farsi sentire, ma in quel momento era sicura per la prima voltadi non riuscire a sentire nessuna musica.
  • «Su avanti... non vorrai svegliarti proprio ora! Comincia a volare...»
  • «Ma come faccio???» Urlò Lydia a se stessa. Non vedeva più il fuoco e cominciava a sentirsi a disagio
  • «Non preoccuparti! Ricorda quello che provavi nella stanza! Hai desiderato dire quelle parole come io ho desiderato sentirle! E l'hai fatto! Hai realizzato un tuo desiderio... devi essere felice!»
  • «Come in Peter Pan? Serve un pensiero felice per volare?»
  • «No, devi solo esserlo... dimentica la preoccupazione, ricorda la tua stanza, chiediti cosa vuoi fare!»
Sembrava tutto molto complicato, ma in fondo Lydia aveva gia volato la notte precedente! E sapeva cosa voleva:
  • «Voglio volare!»
Le greche rosse della stanza apparirono sulla sua mano e su i suoi piedi finendo dentro le maniche e i pantaloni del pigiama. Aveva l'impressione di riuscire a toccare l'aria come se questa fosse molto più solida. Cominciò a planare, delicatamente, verso il suolo ondeggiando come una piuma.
Sopra di lei un gabbiano bianco, con le zampe e il becco di un rosso molto vivace, volteggiava in cerchio; Quando si realizza un desiderio nascosto, un sogno, qualcosa che da sempre abbiamo voluto ma che delle volte abbiamo dimenticato di volere o ,addirittura, che ignoravamo di aspettare fino all'istante in cui questo diventa nostro! Non c'è parola al mondo che riesca a dire meglio cosa si provi ad ottenere la felicità di una sonora e piena risata.
Il gabbiano scese su di lei e cominciò a volarle accanto, anche lui rideva, o almeno i suoi versi sembravano volerlo dire.
Lydia si sollevò sopra il bianco volatile con una piroetta, e non riusciva a fermare la sua risata, per qualche minuto continuarono a danzare nel vento, ma Lydia aspettava solamente il ritorno della voce o almeno della musica, senza le quali cominciava a sentirsi sola.
  • « Non preoccuparti, sono qui non mi riconosci?»
Il gabbiano le aveva appena parlato con la stessa voce del fuoco e quindi con la sua.
  • «Sei un gabbiano adesso?»
  • «In realtà lo sono sempre stato, e da quando siamo nati che io mi vedo con questa forma»
  • «e come mai prima non riuscivo a vederti così?»
  • «Perché non era ancora il momento credo... e tutto nuovo anche per me!»
I due scesero a terra, ma Labris non toccò il suolo, benché Lydia non sentisse nessun alito di vento su di se, il gabbiano restava ferma a mezz'aria come un aquilone. Davanti a Lydia si presentava il più verde dei paesaggi. Una infinita distesa erbosa che ricopriva centinaia di piccoli colli, un ondeggiante ed immobile mare verde su cui però era possibile intravvedere delle colonne grigie, a prima vista non molto alte che sembravano sparse a caso, delle volte da sole, altre a coppie di due.
  • «cosa sono quelle?»
  • «sognatori...più o meno... diciamo “addormentati”. Qualcuno li chiama sognatori cardine»
  • «non capisco, Sognatori?»
  • «Si, ovvio... chi volevi incontrare in un sogno?»
La stanza di Lydia tornò ad apparirle dietro al suo lenzuolo, la luce della finestra al suo posto e le ombre dei mobili poggiate alle pareti come sarebbero dovute essere. Purtroppo quando stavolta cercò di togliersi dagli occhi il leggero tessuto che le copriva la testa, le ombre rimasero al loro posto e la finestra non si volle spostare sopra la sua testa. Si era svegliata in un mondo molto meno divertente, e anche se rabbia e delusione cominciavano a risalire il bordo del letto, l'eccitazione dell'accaduto le ricaccio via. Quello era un sogno che non poteva aspettare al mattino per essere raccontato.

giovedì 5 maggio 2011

La voce di Lydia

Dapprima vi era solo silenzio. Poi la testa di Lydia fu mossa con delicatezza, sospinta da una sinfonia, una musica liquida che la colpiva e le passava attraverso, onda dopo onda; Credette di essere al mare, coricata sul bagnasciuga in balia delle onde che si infrangevano sulla riva e su di lei, accarezzando tutto come un fa il pianista su ebano e avorio. Poteva sentire il sole caldo colpirle il viso e un vento leggero soffiarle addosso un profumo di more. La melodia divenne prorompente in un istante, poi solo silenzio.
La bambina si svegliò di soprassalto.
Era solo un sogno, per un attimo aveva creduto di essere al mare. Invece era in camera sua, e anche se era buio e un lenzuolo le copriva il volto riusciva a vedere attraverso di esso le forme della sua cameretta.
Doveva tornare a dormire se voleva sognare la stanza. Poggiò di nuovo la testa sul cuscino, ma il lenzuolo le era caduto dietro la testa e coricandocisi sopra stava scomoda. Provò a toglierselo di dosso sollevando le braccia sopra la testa, afferrando il tessuto con le mani e tirando, ma l'impresa era più difficile del previsto. Aveva come l'impressione di essere aggrovigliata in una ragnatela. Il suo respiro diventò più affannoso e sebbene avvolta saldamente nel tessuto, poteva continuare ad agitarsi ancora. Più lo faceva più il lenzuolo si stringeva a lei. 
Aprì gli occhi e le ombre della stanza che prima vedeva attraverso il lenzuolo si stavano piegando e deformando; guardare attraverso il tessuto del lenzuolo era come guardare attraverso una lente deformante che cambiava la forma delle ombre e della luce filtrata dalla finestra, che sebbene si trovasse al fianco del letto di Lydia, le illuminava il volto prima da davanti e poi da sopra la sua testa. Quando finalmente si tolse dal viso il lenzuolo, strappando e scucendo il tessuto che la opprimeva, fu come uscire da un dipinto. Quello che il lenzuolo le faceva vedere non era altro che un la trama del tessuto, dietro di esso una stanza molto diversa da quella dove si era addormentata la circondava con il suo buio.
  • «C'è qualcuno?» Urlò
Ma solo un leggero eco le restituì la risposta da Lydia segretamente temuta.
  • «“no... no... no...”»
Prese il lenzuolo, ma si accorse che questo si stava fondendo al pavimento e che il cuscino era già sparito. Tirò con forza, ma il cotone stava diventando pesante come marmo e lei da sola non riusciva a reggerne la caduta.
  • «Dai!! stanotte voglio restare!! fermati!»
Il lenzuolo cadde al suolo colpendolo come uno schiaffo. La luce si spense e un fulmine colpì il centro della stanza invadendola per un istante con la sua luce prima di restituirla al buio.
A Lydia bruciarono gli occhi, vedeva dei bagliori verdi, gialli e rossi che le pulsavano davanti, come quando le era capitato di schiacciarsi con forza gli occhi chiusi dentro le orbite. I bagliori andarono schiarendosi sempre di più fino a quando da rossi divennero rosa e poi continuando a schiarirsi non si ridussero ad altro che ad una piccola luce bianca, debole, soffice: un minuscolo fuoco, candido come un fiocco di neve, ma vivo e pulsante come fosse al centro di una prateria sferzata dal vento.
Quella palla di fiamme bianche era l'unica cosa brillante rimasta nella stanza ormai completamente buia, la bambina le si avvicinò con la prudenza di chi sa di camminare sul ciglio di un altissimo burrone: senza lasciarsi vincere ne dalla paura ne dall'eccessiva fiducia nei propri piedi.
Come Lydia iniziò a desiderare un po' di luce, al di sotto del fuoco una linea bianca tagliò in due la stanza, da essa nacquero altre linee, perpendicolari alla prima e distanti una ventina di centimetri l'una dall'altra. Le linee erano estremamente luminose e mentre si allontanarono dalla loro origine, emettevano un suono. Lydia le guardava a bocca aperta, ma non ci prestava molta attenzione. Il piccolo fuoco bianco al centro della stanza era molto più attraente ai suoi occhi; le linee iniziarono a formare delle greca sul pavimento, ognuna cresceva in modo indipendente ma rispettavano le distanze e le misure, ma soprattutto il ritmo.
La musica che nasceva dal pavimento aveva qualcosa di familiare, eppure Lydia sapeva di non averla mai sentita prima. Ormai era chiaro che non era sveglia, ma quello non era un sogno, e il fuoco che bruciava bianco al centro della stanza non era una semplice immagine nata dalla sua mente. Lei bruciava assieme al fuoco e le linee che venivano tracciate sul pavimento le sentiva rigarle la schiena come se disegnate con il dito di una mano, ma dall'interno di se stessa. Non sarebbe mai riuscita a spiegarlo, ma sapeva che, come quella musica non l'avrebbe mai dimenticato e un giorno sarebbe riuscita ad esprimerlo a parole.
Il fuoco Bianco poi esplose e la stanza non fu mai più buia. Le greche disegnate sul pavimento da bianche divennero rosso vivo, come se dentro di esse scorresse lava bollente. Lydia era senza parole, ma non per sua scelta. Provò più volte a gridare un'esclamazione di stupore ma dalla sua bocca non uscia altro che la melodia che aveva fino a quel momento sentito.
In ultimo cadde il silenzio. Poi Lydia udì dei suoni diventare parole davanti a lei.
  • «Ciao Lydia, sono Labris...»
  • «che bel nome...»e subito le sue mani coprirono la lingua, non voleva parlare, aveva solo pensato «cosa sei?»
  • «Grazie. Non sai cosa sono?» e il fuoco lanciò qualche bianca scintilla verso il soffitto, spaventando Lydia. Ignara fino a quell'istante di essere sotto un gigantesco specchio.
  • «No, e dove sono? Non stavo sognando?»
  • «una cosa per volta Lydia»
  • «Sai il mio nome?»
  • «Si, tu sapevi il mio dopotutto...»
  • «No, non è vero...tu mi hai detto come ti chiamavi»
  • «Forse non hai ascoltato bene...»
In quel momento Lydia capì che fu sempre stata la sua voce a parlargli.

mercoledì 4 maggio 2011

Non c'era bisogno di dire buonanotte

Lydia e Teo si misero in fretta a disegnare il grosso volatile nero, ma mentre Lydia cercava di renderlo il più minaccioso possibile, Teo ne disegnava i tratti con molta fermezza cercando di rendere la sua figura più netta possibile, anche se non gli piaceva non voleva che il suo disegno lo raffigurasse più cattivo o pauroso di quel che era, dopotutto aveva solo disturbato qualche sogno, non aveva fatto male a nessuno. Non era giusto giudicarlo dalle apparenze.
  • «il tuo corvo mi sembra piccolino» disse Lydia
  • «è solo perché è visto da lontano...» le rispose Teo
  • «Guarda il mio» e Lydia sollevò il foglio «ha le ali aperte e le piume tutte gonfie! Deve far paura ai porcospini...»
  • «Ah già! È per la storia, dietro al corvo stavo già per disegnare le sfere gialle che ho visto ieri...»
  • «Volevi disegnare il quel corvo nero??»
  • «Be si, se penso ad un corvo penso a lui... perché tu non hai disegnato quello??? sembra lui»
  • «Bhe no, i corvi si somigliano tutti!» Rispose Lydia seccata.
Era stata colta in fallo, per quanto volesse negarlo anche lei stava pensando a quel gufo. Ma non voleva darlo a vedere. Una volta aveva sentito dire che è meglio non mostrare a gli altri la propria paura, e anche se Teo non l'avrebbe usata contro di lei, non aveva nemmeno voglia di dargli facilmente ragione.
Finiti i disegni colorano di giallo occhi, becco e zampe rimisero in borsa i propri astucci e i fogli da disegno, avevano un solo libro da usare, quello delle vacanze, ed era già nello zaino. Nei prossimi giorni avrebbero dovuto prendere dei libri nuovi però, non vedevano l'ora.

Lasciarono i disegni sul tavolo della cucina, Luigi era andato in camera sua a prepararsi per il lavoro e Virginia stava bevendo una tisana mentre ascoltava un po di musica alla radio.
  • «Avete già finito?»
  • «Si!!» risposero in coro
  • «Bravissimi, allora correte da Gigi, sta per uscire... dategli la buonanotte!»
I due bambini corsero lungo il corridoio sino alla stanza di Luigi. Bussarono forte e lui uscì fuori con i pantaloni della divisa, una maglia bianca e la camicia aperta poggiata sopra!
  • «State andando già a letto?»
  • «Invidioso eh?» gli fece Teo strizzandogli l'occhio
  • «ehi! Non sono ancora così vecchio da farmi prendere in giro da mio figlio... vieni qui!!»
Luigi sollevò Teodoro da terra prendendolo di scatto con le mani sotto le ascelle e lanciandolo in aria. Il bambino Rise e Lydia si abbassò di colpo per paura di prendere qualche calcio da Teo che si agitava tra le braccia del padre, possibilità che l'esperienza gli aveva insegnato non essere troppo remota. Luigi sollevò poi anche Lydia e diede due bacioni alle guance di entrambi prima di rimetterli a terra.
  • «Dai, io finisco di prepararmi... andate a letto!»
  • «Ma dobbiamo anche stanotte...»
  • «...Dormire ognuno nella sua stanza? Si, e ne abbiamo già parlato per oggi. andate» così, stroncando la domanda della bambina sul nascere, Luigi si congedò dai bambini ricominciando a prepararsi per il lavoro.
I due bambini andarono a dare il bacio della buonanotte anche a Virginia, ma con loro furono più veloci. Tanto poi l'avrebbero rivista per il rimbocco delle coperte.
Salirono in fretta al piano superiore, Lydia si fermò davanti alla stanza di Teo aspettando che si infilasse il pigiama per poi andare entrambi in camera sua.
  • «Iniziamo?» le chiese Teo
  • «Aspetta che mi metto il pigiama anche io!!»
Teo da buon cavaliere distolse lo sguardo, non che a Lydia importasse, ma era il motivo per cui secondo i genitori dovevano stare in stanze separate. Quando la bambina ebbe finito i due si sedettero sul letto, uno di fronte all'altra, prendendosi dandosi la mano e stringendo forte. Poi Teodoro prese la parola:
  • «Oggi cercheremo di restare il più possibile nella stanza! Cercheremo di capire dove siamo...»
  • «Ok!» Rispose la bambina «e se vediamo il corvo fare del male a qualcuno combattiamo!»
  • «Giusto! Dobbiamo cercare delle armi!»
  • «Possiamo prenderlo a pungi!»
  • «ma lui vola!»
  • «Volerò anche io se serve...»
  • «Ok!»
  • «Ok!»
Poi in coro ripeterono il loro motto della buonanotte:
  • «A dispetto del Grande corvo, cambierò il mondo che vedrò quando credevo di sognare... »
Detto questo Teo torno in camera sua. Non c'era bisogno di dire buonanotte, bastava quel motto per augurarsela.

domenica 1 maggio 2011

Un piccolo mondo per noi due


Virginia si chinò sul tavolo avvicinando il suo volto a quello dei bambini che la imitarono per sentire meglio quello che stava per sussurrargli.
  • «La storia che avevo in mente parla, come tutte le mie storie, di due piccoli animaletti..»
I Bambini si guardarono e sorrisero. Virginia aveva iniziato a raccontare loro delle fiabe da quando avevano 3 anni e dovevano prepararsi per il primo giorno alla scuola materna, la paura era tanta per entrambi, ma unicamente perché non capivano ancora bene a cosa servisse andare alla scuola materna e perché avrebbero dovuto andarci il giorno dopo! Luigi provò a spiegargli che avrebbero potuto imparare tante cose e conoscere altri bambini, ma a loro non interessava. Virginia decise allora di prenderli per mano e giocare con loro, costruii un piccolo fortino mettendo per terra, tra i lettini dei due bambini, tutti i cuscini della casa, poi legò due lenzuoli tra loro e alla testiera dei lettini, fatto questo tirò su con un attaccapanni e la maniglia della finestra una specie di tenda e sul bordo dei letti mise tutte i pupazzi e i giocatoli che i Virginia e Teo possedevano. Chiamò quella tenda “fortino” ed insegnò ai bambini uno dei più bei giochi esistenti al mondo. Quello della fantasia. Virginia gli spiegò che quel fortino era invalicabile e nessuno avrebbe potuto prenderli e portarli via da li se loro non volevano, ma prima avrebbero dovuto ascoltare la storia di due pulcini, uno con il becco giallo e uno con il becco nero. Dal giorno i bambini chiesero sempre più storie, Luigi cominciò a registrarle con un mangia nastri, così che non andassero perse, ma era un pericolo che non esisteva. Le cose belle viaggiano sempre velocemente, ed i bambini raccontarono quelle storie alla scuola materna, li la maestra le registrò a sua volta e meglio del suo mangianastri anche tutti i compagni di scuola memorizzarono in fretta le avventure nate dalla mente di Virginia; Il marito della loro maestra non era altro che un giovane consulente editoriale di qualche famosa casa editrice che non vedeva l'ora di mettersi in mostra, un tipo abbastanza serio, posato, prendeva in considerazione solo gli ordini dei superiori, e lasciava che i suoi colleghi facessero il loro lavoro mentre lui svolgeva il proprio. Puntava sulla freddezza e sulla precisione per risaltare sul posto di lavoro, qualsiasi idea di relazionarsi con qualcuno senza trarne vantaggio non lo sfiorava nemmeno. Per sua fortuna, in casa almeno, non perdeva una sola parola della donna di cui era innamorato, ad ogni virgola tendeva le orecchie e dopo ogni punto tratteneva il fiato. E quel suo amore lo salvò da chissà quanti anni di fiaschi e insuccessi dietro autori che seppur dotati non in molti avrebbero seguito; ma le storie della Moglie lo conquistarono, ancora di più le registrazioni fatte in aula, e quasi svenne quando poté leggere una trascrizione di una fiaba originale nata dalla mente di Virginia Lanotte. Dopo 5 anni, i suoi libri avevano ottenuto un tale successo che proprio in quella data aveva potuto decidere di fare della scrittura il suo lavoro a tempo pieno e la storia che stava per raccontare sarebbe stata la prima del suo nuovo libro: Un piccolo mondo per noi due III “sottotitolo da definirsi”.
  • «...questa volta due cuccioli di porcospino.» disse Virginia ai bambini «La loro tanta stava sotto un grande albero e per loro la vita era facilissima! La notte dormivano, di giorno mangiavano, e attorno a loro non mancava certo il cibo! Ma un giorno un grosso uccello fece il nido proprio sopra l'albero che nascondeva la loro tana...»
Prese una pausa. I bambini ormai abituati a sentire il racconto per intero, pendevano dalle sue labbra senza neanche accorgersene, ci volle un po' perché Lydia, dopo aver incrociato lo sguardo di Teo perplesso almeno quanto il suo, si decidesse a chiedere alla madre:
  • «e poi?? perché ti sei fermata?»
  • «E che uccello era? Ci dici sempre queste cose..» aggiunse Teo
  • «ditemelo voi... sono un po a corto di fantasia... ma l'uccello sarà un po' cattivo... sono indecisa..»
  • «UN CORVO!» Dissero all'unisono i bambini
  • «Perché un corvo?» Chiese Virginia trattenendo la voce in modo che i bambini non capissero chi tra loro fosse più eccitata e curiosa di sapere qualcosa a riguardo del corvo.
I due bambini si guardarono ancora una volta, Virginia capì che forse non doveva chiedere subito il “perché”, Luigi però precedette la risposta dei bambini
  • «Come perché? È tutto nero, i cattivi vestono sempre di nero!»
Virginia scoccò a Luigi uno sguardo talmente violento che quasi stacco la testa dell'uomo dal collo, per precauzione decise che era meglio iniziare a sparecchiare e non intromettersi con il racconto.
  • «Be, lo zio Ha ragione! Vai avanti mamma»
  • «Ok, ma ditemi... cosa potrebbe fare questo corvo di cattivo ai due porcospini? »
  • «forse potrebbe fare rumore la notte e non farli dormire» disse Teo
  • «Bene, ma voglio qualcosa che possa fare paura..» Rispose la Zia
  • «e se invece provasse a rapire uno di loro due?» Propose invece Lydia
  • «e Perché non ci prova! L'altro porcospino non penso resterebbe a guardare...»
Virginia aveva avuto un brivido di freddo al sentire sua figlia proporre quella svolta nel racconto, raddrizzò la schiena e allontanò di una spanna la sedia dal tavolo
  • «Dai, la storia non è ancora finita... fatemi dei disegni del corvo, nel mentre sparecchio con Luigi»
  • «Noo dai mamma!!»
  • «Zia su, prova a finirla...»
  • «Se Fate i disegni, preparate gli zainetti e andate a letto... domani vi racconto la storia prima di mandarvi a scuola... ora su... andate in soggiorno!»
I bambini obbedirono e lei poté finire di sparecchiare il tavolo. Luigi che si era allontanato era riuscito comunque a cogliere l'evoluzione degli eventi
  • «Vedi cosa si trova a scavare nella mente di un bambino? Per di più se si è superstiziosi!»
  • « È normale! tutti i bambini hanno paura del mostro dell'armadio che li porta via...»
  • « È normale che tua figlia abbia queste paure?»
  • «Non sei di aiuto...»

sabato 30 aprile 2011

Strategie e crostate


  • «Che intendi?» Le chiese Luigi voltando un paio di fettine nell'olio della padella
  • «Voglio scrivere una storia dove ci sia un antagonista veramente brutto...»
  • «Ma questo non spaventerà i bambini?»
  • «Andiamo..» Disse Virginia guardandolo incredula «I bambini sanno già i mostri esistono»
  • «Ne sei sicura?»
  • «Non sono certo la prima a dirlo...» poi infilando il dito indice tra le costole di Luigi aggiunse «... bisogna insegnarli come sconfiggerli»
  • «Ahi, tieni le mani a posto, non è questo il drago da infilzare... ma poi, un drago? Sul serio?»
  • «No, non lo so comunque, pensavo che anche un corvo...»
  • «Oh, guarda un po'!» Luigi posò la forchetta e si girò ad incrociare lo sguardo di Virginia «i bambini devono imparare a sconfiggere i mostri delle mamme eh?»
  • «Che vuoi dire?» rispose scansando lo sguardo di Luigi per meglio controllare eventuali macchie d'acqua su bicchieri e posate.
  • «Che anche le rondini hanno piume nere, e che tu hai le orecchie lunghe...»
  • «Per prima cosa, non voglio aggiungere niente sulle piume nere che non sia già stato detto.» e il dito che prima aveva infilzato le costole di Luigi minacciava di colpire nuovamente in un punto imprecisato del suo volto, indeciso se occhi o bocca «e che intendi con orecchie lunghe?»
  • «Io li ho sentiti perché ne parlavano in macchina, ma stavano molto attenti a non farsi sentire...tu dove li hai sentiti?»
  • «E sarei io quella con le orecchi lunghe? Sono entrata nella cameretta mentre ne parlavano... hanno sognato un corvo! Entrambi!! e non credo fosse la prima volta...»
  • «Si, sei tu quella con le orecchie lunghe... io non ho sentito niente, bluffavo, ma ero sicuro che tu ti fossi impicciata dei loro giochi...»
Luigi tolse le fettine di carne dalla padella e ne mise altre due aggiungendo qualche pezzo d'aglio al soffritto, Virginia era scandalizzata dal giochetto mentale in cui era caduta. Prese il recipiente con l'insalata avanzata dal pranzo e ci spezzetto dentro, dopo averla lavata, una carota e aggiunse qualche fettina di pomodoro, il tutto cercando di evitare la discussione fino a quando avrebbe avuto la certezza delle sue ragioni.
  • «Non ho spiato, non ho origliato, ho solo dimenticato di bussare»
  • «Il che ti rende la mamma dell'anno?»
  • «no, ma almeno io non tratto le persone che ho intorno come se fossero sedute al tavolo del poker, nascondendo le carte e sperando che mostrino le loro...»
  • «Ok, forse è giusto sapere meglio di che parlano, anche se loro non vorrebbero...»
  • «a si? E dove sta il “ma”?» troppi anni erano passati dall'ultima volta che una discussione finiva così tale velocità. C'era sempre un “ma”.
  • «Non c'è nessun “ma”» il tono di lui era così serio che Virginia per un attimo credette di aver sentito male, solo le parole successive le tolsero il dubbio «potrebbe persino uscirne una buona storia, dovresti provare a parlarne con i bambini...»
  • «Quindi c'è un “ma”, dovrei fare le cose alla luce del giorno, giusto? »
  • «Già, anche se questo va contro la sua natura, Virginia Lanotte»
  • «ti preferivo grasso, se ti colpissi adesso le tue stupide ossa mi farebbero male alla mano...»
  • «Anche io mi preferivo grasso, non riesco più a tenere alla larga le donne che incontro per strada.... ahahahah» ma la risata, seppur sincera, non era ancora quella giusta.

Teodoro e Lydia conclusero i giochi con il punteggio di uno a tre per la bambina, non c'era essere virtuale che potesse sopravvivere alla potenza della spada nascosta nel joypad di Lydia. Teo però non se la prendeva a male, anzi, era riuscito a batterla una volta, sebbene fosse a causa del tempo scaduto una vittoria tattica è pur sempre una vittoria. Doveva solo convincere se stesso che ritirare il suo personaggio nel momento di vantaggio, per poi continuare ad attaccare dalla distanza, era una mossa strategicamente valida.
  • «Teo è un po' vigliacco, lo sai zio?» e Lydia poteva dire quello che voleva
  • «Ero in vantaggio, ho usato la strategia per mantenerlo...»
  • «Sei solo scappato!»
  • «Teodoro! Sei scappato davanti a Lydia? » gli chiese il padre
  • «No, dopo ho combattuto altre 2 volte... ho allontanato il mio guerriero, ma visto che a lei non era piaciuto non l'ho più fatto e mi ha massacrato» rispose lui scandalizzato dall'ingiuria che li veniva fatta.
  • «a si?, allora è Lydia che deve vergognarsi: signorina! Decidi le regole solo quando non riesci a massacrare la gente come vuoi tu?» Le chiese la madre
  • «Ma è un gioco di combattimento! Si deve combattere, non colpire e scappare!» Si difese lei
  • «È un videogioco, se le mosse lo permettono non c'è niente di sbagliato a farlo... ma Ora lasciamo perdere e mangiamo..» concluse Virginia
  • «Buon Appetito!!» Aggiunse Luigi, immediatamente il resto della tavola gli augurò altrettanto.

La cena si sviluppò come al solito, con leggeri e velati battibecchi...
  • «Manca sale» disse Virginia al primo boccone del pezzo di carne
  • «eccolo...» sospirò Luigi avvicinandole la saliera come se avesse previsto la possibile remora
  • «Non dirlo così sconsolato, ne metti sempre poco...»
  • «Per fortuna almeno questa volta ho aggiunto l'aglio a pezzetti e non tritato... altrimenti...»
  • «Aglio? C'è l'aglio qui dentro?» chiese Lydia scandalizzata come se le avessero detto che ciò che aveva nel piatto era carne di topo
  • «No no, solo nelle nostre... le vostre le cucinate prima...» si affrettò ad aggiungere Luigi
  • «Ma a me sembra di prenderne il sapore....» disse Teo
  • «Non dire sciocchezze, al massimo hai sentito l'odore delle nostre... e tu Gigi, potevi starti zitto...» imbeccò Virginia
  • «Uffa... sentite bambini, la fettina è buona?» chiese spazientito Luigi e la suo voce si fece più grossa.
  • «Si... sarebbe meglio più calda...» Gli rispose Teodoro
  • «E allora mangiala in fretta prima che si freddi! Oh! »

Le discussioni cessarono, tutti mangiarono tutto e ognuno prese un po' di insalata, mentre Virginia portava via i piatti e Luigi metteva in tavola la crostata di nonna Isabella, La donna chiese ai bambini:
  • «voi due, sentite... più tardi mi metterò a scrivere qualcosa, mi date una mano?»
  • «cosa vuoi che facciamo mamma?» chiese Lydia
  • «Niente, voglio che mi diate un parere su una storia che ho in mente e vorrei che ne faceste dei disegni se vi va...»
  • «Ovviamente dopo la Crostata di Mamma...» disse Luigi
  • «Figurati se rovino una cosa del genere con del lavoro... ma a voi va bene bambini?»
  • «Si certo...» disse Lydia
  • «se è dopo la crostata ok!» Aggiunse Teodoro

In pochi secondi della crostata non rimase nemmeno una briciola, e così Virginia poté approfittare del momento per chiedere ai bambini eccitati dallo zucchero tutto quello che voleva. A proposito del malvagio corvo dalle piume nere di cui doveva inventare e scoprire lo scopo.

giovedì 28 aprile 2011

La sera si combattono i draghi.

La sera in via dell'arco romano N 87 arrivò portando con se qualche ventata di aria fresca, i lampioni illuminavano la strada prima che il sole calasse dietro le colline, visibili in lontananza, che gli abitanti del secondo piano potevano vedere affacciandosi dalla finestra alla fine del corridoio o dallo studio. Virginia lo attraversava in quel momento, trasportando una cesta piena di vestiti stirati e ripiegati che sarebbero poi finiti nelle stanze dei due bambini.
Finite le faccende, la signora Lanotte aprì il portatile e lo accese, lasciandolo sullo scrittoio ad avviarsi mentre contemplava la strada dalla finestra; che scrivere? Si domandò mentre il tettuccio di una macchina rifletté un raggio di luce arancione dritto sul suo volto, facendole capire che il suo momento di introspezione era stato rinviato dai impegni tanto impellenti quanto graditi.
Scese al piano inferiore per aprire la porta giusto in tempo per catturare due palle di cannone dai capelli neri con un solo abbraccio.
  • «c'erano i pulcini!!!» Disse Lydia con gli occhi chiari spalancati dall'eccitazione
  • «e ne abbiamo visto nascere uno!!» aggiunse Teo che possedeva lo stesso sguardo della amica
  • «O mio Dio!! e me li avete portato qui??» si affrettò a chiedere Virginia spalancando anche lei gli occhi scimmiottando i bambini.
  • «No...» disse Lydia
  • «abbiamo chiesto, Papà ha detto che era meglio lasciarli dalla nonna» aggiunse Teo mentre gli occhi tornavano a dimensioni più naturali.
  • «Ma io volevo vederli!! mi avete imbrogliato...»
  • «La prossima volta vieni anche tu,» Disse Luigi entrando in casa« così li vedrai...»
  • «Se tu fai il bucato non ci sono problemi...»
  • «Ah! Mamma! Ti abbiamo una mezza crostata però... è alle more»
  • «Oh... Isabella vuole vedermi rotolare... non lo sa che rimanendo chiusa in casa domattina questa torta potrebbe uccidere qualcuno?»
  • «e Chi?» chiese Teo che per un attimo aveva preso le parole di Virginia più seriamente del dovuto
  • «La mia dieta» disse strizzandogli l'occhio la Zia.
In breve tutti passarono per il bagno a lavarsi le mani prima di assolvere ai loro compiti, Virginia prese la tovaglia, Teo i piatti, Lydia le posate e luigi le padelle per cucinare. Lydia aggiunse i bicchieri che Virginia aveva portato giù dalla credenza mentre Teo sistemava i tovaglioli di carta e una volta che anche un paio di pezzi di pane erano stati messi in tavola I bambini poterono andare ad aspettare la cena nel soggiorno, e quindi a giocare ai videogiochi, amavano poter gareggiare tra loro.
  • «Hai scritto qualcosa mentre te li ho tolti di casa?»
  • «No, ho fatto il bucato... non saprei cosa scrivere... credo di avere un blocco...»
  • «Prova a parlare di due Pulcini, che invece di litigare per lo stesso verme aspettano di trovarne un'altro per poter magiare insieme...»
  • «Bleah... vermi? Meglio chicchi di mais no?»
  • «non lo so, sei tu la scrittrice... io cucino le fettine»
  • «Dai, l'idea è carina... ma ho gia usato troppo i nostri due pulcini... oggi ho voglia di combattere i draghi»